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martedì 20 giugno 2017

RECENSIONE: Firmino - Sam Savage

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SINOSSI:
Firmino è un topo nato in una libreria di Boston negli anni Sessanta. È il tredicesimo cucciolo della nidiata, il più fragile e malaticcio. La mamma ha solo 12 mammelle e Firmino rimane l'unico escluso dal nutrimento. Scoraggiato, si accorge che deve inventarsi qualcosa per sopravvivere e comincia ad assaggiare i libri che ha intorno. Scopre che i libri più belli sono i più buoni. E diventa un vorace lettore, cominciando a identificarsi con i grandi eroi della letteratura di ogni tempo. In un finale di struggente malinconia, Firmino assiste alla distruzione della sua libreria ad opera delle ruspe per l'attuazione del nuovo piano edilizio.

Arriva un momento della nostra vita in cui ci sentiamo persi, sperduti in un lungo corridoio vuoto, illuminato solo dai raggi del sole, o dalla nostra immaginazione. In quei momenti molto bui cerchiamo con insistenza una via d'uscita, una porta, anche un minuscolo buco pur di scappare. Di uscire da quel nulla assoluto. Ed è in quei momenti, che i libri ci salvano. 

Ho acquistato questo libro all'usato, attratta dalla trama e dai commenti degli scrittori sul retro della copertina. Pensavo fosse un racconto simpatico e veloce, in quanto di soli 179 pagine, che mi avrebbe tenuto compagnia per qualche giorno, e nulla più. Mi sbagliavo.
Inizialmente, l'ho trovato abbastanza lento, o meglio, iniziandolo con aspettative molto diverse non mi sono immedesimata subito nella storia (ho pensato anche di abbandonarlo ad un certo punto). Continuando la lettura, però, la storia mi ha sempre più appassionata.

La trama è assolutamente ingannatoria, in quanto il libro non parla di un topo che ama la lettura. Ma di un topo che vive, grazie ai libri, di sogni e di fantasia.
Firmino è sempre stato un topo diverso dagli altri - in particolar modo dalla sua famiglia, lo si capisce anche dal semplice fatto che non riusciva mai a procurarsi il latte dalle mammelle della madre, né il cibo per strada. Inizia così a mangiare, letteralmente, i libri. Ho, innanzitutto, adorato la metafora del topo che mangia i libri, riconoscendone anche il sapore, e se ci pensate bene è ciò che ogni lettore fa. Assapora il libro che sta leggendo, divorandolo in poco tempo.
Con il passare dei giorni, però, Firmino inizia a leggere quelle pagine che prima rosicchiava con gusto, maledicendosi per averlo fatto - per aver sprecato la possibilità di acculturarsi con alcuni volumi importanti, divorati per colpa della fame.

Questo libro, però, non parla solo di questo, bensì narra dalla vita di Firmino a Boston, in una cittadina sempre più in rovina, giorno dopo giorno. Vediamo, dagli occhi di questo topolino acculturato, le disgrazie del nostro mondo, gli aspetti positivi e negativi degli essere umani. Ciò mi ha portato molto a riflettere, in particolar modo alla condizione in cui noi tutti viviamo oggi e a come potremmo diventare un domani relativamente vicino. Chi ci salverà dalla distruzione?
Vediamo, infatti, Firmino impotente dinanzi a questa decadenza, che continua a chiedersi come potrebbe aiutare il mondo, i palazzi, i negozi. Come potrebbe aiutare gli uomini a continuare a vivere, a credere in se stessi nonostante tutto. A non arrendersi mai.
Vengono molto spesso citati i libri, in particolar modo emerge il bisogno di sognare che essi diffondono al nostro protagonista. In un passaggio del libro, infatti, questo dirà "Non dimentico mai niente di quel che mi accade e quasi niente di quello che leggo. Così, a quel punto, avevo immagazzinato una quantità spaventosa di ricordi. Il mio cervello era come un gigantesco deposito - ci si poteva perdere lì dentro, perdere la percezione del tempo, sbirciare in scatole e casse, vagando immersi nella piovere sino alle ginocchia, senza trovare la via d'uscita per giorni".

Mi ha anche appassionato il modo di narrare dell'autore, il come sia riuscito a farmi immedesimare in un topo. Posso assicurarvi che, durante la lettura, il mondo intorno a me sembrava enorme a differenza della mia persona. Ho iniziato a sentirmi insignificante, anche se molto cresciuta interiormente. Penso che ci siano grandissimi significati dietro questo libro, oltre la potenza che hanno i libri a riuscire a salvarti nei momenti più bui, in quelli più dolorosi - per l'appunto: uno tra i tanti, ad esempio, è che, molto spesso, ci focalizziamo solamente sull'aspetto esteriore, pensando subito a come quella persona (in questo caso animale) possa essere, basandoci solamente su quello che dimostra di essere. E ciò è sbagliatissimo. Firmino è un topo intelligente ed interessante, ma chiunque lo vede semplicemente come un animaletto stupido e senza poca importanza.

Conclusa questa storia, ho sentito i pezzi della mia anima staccarsi come parti di un puzzle e rimescolarsi fino a creare una nuova forma, una nuova essenza. E il mondo, mi è apparso diverso da come mi appariva prima.

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