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lunedì 21 novembre 2016

RECENSIONE: I miei piccoli dispiaceri - Miriam Toews

Informazioni edizione:
Marcos Y Marcos, copertina flessibile
361 pagine
18.00 euro

TRAMA
Elf è sempre stata la più bella.
Ha stile, idee geniali, ti fa morir dal ridere; le capitali del mondo la ricoprono allegramente di dollari per farle suonare il pianoforte e gli uomini si innamorano perdutamente di lei.
E cos’è adesso questa storia che Elf vuole morire? Proprio in questo momento, poi, a due settimane da un’importantissima tournée.

Cospira con la madre, con zia Tina, con il tenero marito scienziato di Elf, con Claudio, il suo agente italiano, e tra cene alcoliche, sms di figli ed ex mariti, sorrisi e ultime frontiere del pianto, lottano tutti per convincere Elf a restare. E in questo lungo duello di parole, carezze, umorismo nero si celebra la grazia e l’energia che occorrono per accettare il dono fragile della vita.

RECENSIONE
Cosa spinge una persona al suicidio?
Il suicidio è una scelta che nasce nella mente di una persona in casi estremi, in un momento fragile della sua vita.
La morte è davvero l'unica strada verso la libertà? L'oblio porta davvero la felicità? Il nulla è davvero tutto ciò di cui abbiamo bisogno?
Essendo una studentessa di psicologia, molti termini come 'oblio' mi sono molto familiari, avendoli studiati, assimilati e capiti. Ma cosa può portare per davvero una persona verso il nulla più totale? Penso che un po' tutti noi abbiamo avuto paura del buio da piccoli - e magari qualcuno anche adesso. Ma la morte, non è proprio questo? Non è la luce che si affievolisce fino a nascondere tutto? Il buio, i mostri, la paura, per me sono tutte cose paragonabili alla morte.
ci dice la trama, ''e cos'è adesso questa storia che Elf vuole morire?''.
C'è davvero bisogno di essere perfetti per vedere tutto perfetto? Tutto luce e niente buio?

Elf è stanca.
Non stanca della vita, forse, ma stanca della quotidianità. Ha tutto organizzato, tutto ciò che desidera può ottenerlo; è una ragazza con un carattere molto forte, determinata, pronta a lanciarsi nel fuoco per le cose che dice. Quando Elf parla, tutti rimangono incantati, affascinati, pendendo dalle sue labbra. Riesce a conquistare chiunque, a far passare per il vero ciò che è falso.
E perché allora, non si trova Yoli all'ospedale? La sorella disordinata, con una vita difficile e una voglia matta di riuscire a fare qualcosa di buono nella sua vita? Perché non è lei a ricevere, per una volta, tutte quelle attenzioni? Perché è lei a doversi occupare di una sorella perfetta?
Eppure a Yoli non dispiace. Ama sua sorella, cerca di aiutarla come non farebbe con altri. Le consiglia, le dà sostegno, cerca di spronarla.
La famiglia di queste due ragazze - donne ormai - è confusionaria, quasi maledetta. Molte volte, nel corso del romanzo, l'autrice ci ricorda quanto questa famiglia sia segnata moralmente dai tanti, troppi lutti che si sono susseguiti. Uno dopo l'altro, come un domino.
Elf è decisa. Decisa a morire. Non riesce ad allontanare il suo pensiero dalla morte, neanche quando verrà dimessa dall'ospedale convincendo tutti di essere guarita. Ma come si può guarire da una malattia che non c'è? Da un qualcosa molto più profondo rispetto a ciò che vedono gli altri?
Non cambierà idea con le parole del suo fidanzato, un fidanzato perfetto, a detta di Yoli. Come tutto della vita di Elf. E neanche con i racconti di sua sorella.
Yoli userà tutta la sua voce, tutte le sue lacrime, tutto ciò che è in potere di fare, pur di riuscire a convincerla a rimanere lì, nel mondo dei vivi, lì, dove c'è lei. Anche se, nel profondo, non senza un po' di gelosia.
"Yoli, sto cercando di spiegare l'incredibile  pressione che sentivo per...  
E allora smettila! Smettila di essere perfetta! E questo non significa morire, cretina! Non puoi accontentarti di essere come tutti noi, normale e triste e incasinata e viva e piena di rimorsi? Ingrassa e inizia a fumare e a suonare il piano con il culo. Cazzo ne so! Almeno così puoi essere sicura che otterrai ciò che più desideri al mondo...   
Cos'è che più desidero al mondo?

La morte!"

Yoli, anche narratrice della storia, vuole davvero aiutare sua sorella. Anche quando quest'ultima le chiederà di accompagnarla in Svizzera, per farsi uccidere.
Perché volere qualcuno al proprio fianco? La verità è che Elf vuole morire, ma ha paura di morire da sola. Durante la narrazione, Elf cercherà più volte di far capire a sua sorella di essere perfetta forse, ma sola. Di aver dovuto fare sempre tutto da sola per tenere le cose in piedi. Per tenere quel castello di carte, che è la sua vita, perfettamente in equilibrio. Proteggerlo dal vento, da ogni singolo soffio di vento. E soprattutto per questo si verranno a creare dei piccoli conflitti da parte delle due sorelle, dove entrambe indosseranno la loro corazza dell'orgoglio per proteggere loro stesse - ma dopo pochi minuti torneranno a parlare come prima, a piangere più forte e a stringersi le mani più disperate che mai.

Sarà solo alla fine del libro che Yoli si sentirà cresciuta, che leverà quella sua armatura, mostrandosi al lettore per com'è davvero: una donna sola ed indifesa, che ha voglia di vivere. 


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